Elio De Angelis il gentiluomo delle piste

Il 26 marzo 1958 nasceva il pilota romano

di MASSIMO CAMPI

Ricco e istruito, grande talento con il volante in mano, un gentiluomo fuori dall’abitacolo. Sapeva incantare anche quando suonava il pianoforte, avrebbe potuto diventare un compositore, ma alle melodie delle sette note aveva preferito il suono dei motori da corsa. Elio De Angelis era considerato il gentiluomo delle piste, era nato a Roma il 26 marzo del 1958, la passione per i motori arriva sin dall’infanzia, il padre, ricco costruttore della capitale, a 14 anni lo mette su un kart, ed Elio inizia ad andare forte, a vincere, e nel 1976 a 16 anni è campione europeo.

Dal kart alla monoposto è un passaggio quasi obbligato per i giovani campioni ed il padre mette nuovamente mano al portafoglio per acquistare una Chevron di F.3, ma Elio si deve arrangiare da solo a trovare i soldi per correre. Il giovane romano non si scoraggia, trova gli sponsor e nel 1977 a soli 19 anni è Campione Italiano e si aprono le porte per la F.2, ma i risultati non arrivano. Elio però non si scoraggia, ritorna nell’abitacolo della Chevron e si iscrive a Montecarlo, sbaraglia gli avversari e sale sul gradino più alto del podio della gara di F.3, la migliore vetrina per entrare nella massima formula con tutti i team manager che scrutano il vivaio delle future giovani leve.

Bernie Eccestone e Ken Tyrrell sono i primi ad interessarsi al pilota di Roma, ma anche Enzo Ferrari invita Elio a Maranello ed alla fine gli offre un posto con Minardi in F.2.

In quegli anni sono sempre più di moda i piloti paganti, Elio, oltre al piede pesante, gode di cospicue finanze dagli sponsor e nel 1979 è nell’abitacolo della Shadow con un contratto che prevede un esborso di 25.000 dollari a gara. Elio va subito forte, con il materiale che ha in mano, viaggia spesso al centro classifica e conquista i primi punti della sua carriera, tanto che Colin Chapman lo vuole alla Lotus. Arrivato nel inglese nel 1980 con un contratto da secondo pilota, vi rimane sei stagioni, conquistando due gran premi, gli ultimi in cui Chapman ha fatto volare in aria il mitico cappello, e proprio per Elio a cui voleva un gran bene.Ma Colin scompare alla fine del 1982 e la Lotus precipita nel caos, fino a quando arriva Gerard Durarouge e le quotazioni di Elio risalgono anche se, con Peter Warr che ha ereditato la guida del team  non c’è lo stesso feeling di Colin. Per Elio, Colin era come un secondo padre, invece Warr, si rivela un personaggio completamente dall’ex patron della Lotus, un classico inglese molto, molto freddo, estremamente calcolatore, a cui gli italiani non stavano per nulla simpatici.

Arriva la Renault con i suoi motori turbo e si porta dietro anche la nuova stella Ayrton Senna con i suoi sponsor brasiliani, un argomento, quello economico, molto sentito da Warr. La stagione 1985 inizia bene, ad Imola sale sul gradino più alto del podio ma tra Elio ed Ayrton le cose non funzionano, Peter Warr spinge sempre di più il brasiliano che da seconda guida diventa la prima, e per il romano a fine stagione è ora di cambiare aria.

C’è la Brabham, c’è il genio Murray con la sua nuova creazione, una monoposto larga, lunga e bassa, ma non funziona, è difficile da mettere a punto ed il sogno di Elio finisce drammaticamente il  15 maggio 1986 sulla pista del Castellet.

Guidare una monoposto era una sinfonia, un tocco leggero come le sue mani su un pianoforte, ma quella sogliola di monoposto aveva qualcosa, anzi troppe cose scordate e più che una sinfonia sembrava un acerbo gracchiare.

Di Elio, pilota gentile, rimangono tanti ricordi e la certezza di un grande pilota che non è riuscito a concretizzare il sono di conquistare il titolo mondiale.

Immagini © Raul Zacchè/Actualfoto