Le 8 C di ACI per vincere la grande corsa di Monza

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Grandi aspettative e grande folla alla conferenza stampa di presentazione delle linee strategiche di ACI per rilanciare l’impianto brianzolo: un evento molto ben curato e organizzato come da anni non se ne vedevano, capace di radunare ben più delle 300 persone inizialmente attese, anche grazie ad una interessante e accattivante serie di eventi collaterali, come sessioni di guida con vetture GT e una visita alla storica sopraelevata con una vettura dell’organizzazione.
E’ normale che le persone associno grandi eventi a grandi occasioni e annunci: girando tra la folla e ascoltando i commenti dei presenti tre erano le aspettative maggiormente ricorrenti: l’annuncio della chiusura della lunga trattativa con Bernie Ecclestone per il rinnovo contrattuale del Gran Premio e, in considerazione della bassa probabilità comunque assegnata a questo evento, un annuncio relativo al reperimento dei fondi necessari alla chiusura di detto contratto, sia attraverso l’ingresso di un fondo di investimenti sia attraverso la rimozione del vincolo fiscale che ad oggi impedisce il conferimento di denaro pubblico nelle casse di ACI e SIAS.

In prima battuta, sfruttando il “la” di apertura offerto dal solito bravo Gigi Vignando con un beneaugurante paragone tra la Ferrari vincente con nuovo team e nuovo management e la nuova ACI, è stata ufficialmente presentata la nuova squadra, inclusi i nuovi componenti del Consiglio di Amministrazione.
Inutile dire che i riflettori sono stati tutti per Ivan Capelli, Presidente di ACI Milano e Andrea Dell’Orto, Presidente di SIAS, pur con un lungo excursus di Francesco Ferri, nella sua veste di Procuratore Generale.
Ivan Capelli, da noi recentemente intervistato su queste pagine, è certamente il volto più noto: commentatore televisivo da qualche anno, dopo una promettente carriera in Formula 1 (March Judd e Leyton House), terminata purtroppo precocemente dopo un sfortunata esperienza in Ferrari.
Dell’Orto è un imprenditore nato tra i motori, portatore di una lunga tradizione familiare nella produzione di carburatori e oggi Presidente dell’Associazione Industriali di Monza e Brianza. In lui vengono riposte grandi aspettative legate soprattutto all’iniezione di managerialità in un mondo tradizionalmente più incline a criteri di gestione differenti e ad una concreta relazione con l’economia del territorio.
La prima grossa patata bollente è toccata però a Fabrizio Sala, in rappresentanza della Regione Lombardia, sul tema della manifestazione di volontà ad investire 20 milioni sull’autodromo (e anche sul Parco?), oggetto di serrato dibattito politico negli ultimi mesi. Il nodo, nonché ostacolo principale della questione, è ormai noto ai più: dei 20 milioni che la Regione porterebbe in dote entrando nella compagine proprietaria di Parco e Autodromo, ben 8 dovrebbero essere pagati come tasse: da qui la richiesta di detassazione dell’investimento. Richiesta che ad oggi non ha trovato molti consensi nella classe politica nazionale: in primo luogo perché potrebbe creare un pericoloso precedente cui altri potrebbero far riferimento in futuro, in secondo luogo per la potenziale impopolarità di un provvedimento che in molti farebbero fatica a capire, e da ultimo per la difficoltà di far passare un provvedimento che verrebbe percepito come problematico in termini di piena compatibilità con le politiche di rigore attualmente perseguite.
Il gioco è eminentemente politico: nel tentativo di forzare la mano all’esecutivo, la Regione è pronta ad alzare la posta raddoppiando gli 8 milioni da destinare al progetto.
Sala ha quindi dichiarato che chiederà al più presto un incontro con Matteo Renzi per trovare una via d’uscita ad un problema apparentemente senza soluzione. Il che ci riporta esattamente al punto di partenza di qualche mese fa.

Allo stato attuale, a tasche quindi semivuote, non sarà quindi facile per Ivan Capelli continuare la dura trattativa con Bernie Ecclestone, specie alla luce delle sue dichiarazioni rese durante l’ultimo GP d’Italia e della freschissima cancellazione del GP di Germania.
Sfortunatamente la lunga storia e la gloriosa tradizione di Monza non sono più sufficienti ad ottenere credito dai diversi organizzatori di corse motoristiche, anche in considerazione dell’aumentata concorrenza tra i circuiti ospitanti. Riportare a casa gare come il WTCC e la Superbike non è impresa facile: come ci diceva lo stesso Capelli in una sua intervista di qualche mese fa, “quando perdi una corsa dal calendario, riprenderla è un compito quasi impossibile”.

Le vie d’uscita apparenti non sono molte: la più logica e naturale è quella di riuscire ad avere un circuito economicamente indipendente, capace di generare significativi volumi d’affari non solo con le corse, ma anche con altre tipologie di eventi: quasi una rivoluzione copernicana per un’organizzazione abituata fino ad epoche recenti a veder coperti i propri costi, e anche le proprie inefficienze, dalla F1.
Strettamente connesso è un controllo stretto e rigoroso di spese e investimenti: è attualmente in fase di implementazione un nuovo processo di controllo di gestione, mentre saranno oggetto di attenta rinegoziazione diversi importanti contratti.
In termini di risultato economico, il bilancio soffre ancora di poste straordinarie inserite a copertura dei cattivi anni antecedenti il 2012; a livello di conto economico, la nuova squadra prospetta una chiusura in pareggio per il 2015, con una profitto a doppia cifra già nel 2016.

Riuscire a portare a casa simili risultati in un contesto non esente dalle influenze della politica (almeno in passato) e in cui si intrecciano e si confrontano mentalità da azienda pubblica ed efficientismo privatistico, richiede, oltre ad una nuova squadra di governo, nuovi approcci, una nuova mentalità, ma anche nuove persone e nuove motivazioni. In modo immaginifico Andrea Dell’Orto identifica le chiavi di successo in 4 C:
• Competenza, tecnica e di gestione. Ad apportarla ci sono imprenditori, c’è Capelli, ci sarebbe sempre un certo Bendinelli
• Cuore
• Cuoio, quello delle scarpe, ad indicare che le persone devono correre ed essere proattive, non potendo più stare sedute ad aspettare che sia il mercato ad andare da loro
• Culo: sarà anche poco aulico, ma senza la fortunata combinazione di diversi fattori esterni, anche per un management di livello sarà dura realizzare il piano presentato.

In realtà, il compito che attende il nuovo management è talmente arduo, che di C ne serviranno almeno altre quattro:
• Condivisione. Quando ci sono in gioco tanti interessi contrapposti, è inevitabile che le diverse parti accettino di condividere una “perdita” della loro posizione, in vista di un obiettivo comune più grande (nello specifico è stato citato il caso dei comuni di Monza e di Milano)
• Carattere. Attuare un così grande cambiamento in tempi brevi, peraltro in un contesto rimasto immutato tanto a lungo, richiede una fermezza e una determinazione non comuni
• Credibilità. Tutto quello che è stato raccontato sarà inutile senza un cambio radicale nella percezione che il mondo esterno ha di ACI: un elemento chiave sarà la trasparenza sulle modalità di gestione e questo evento rappresenta sicuramente un fatto innovativo, come ben sottolineato dal primo cittadino di Monza. Oggi c’è una squadra credibile, capace di attrarre il consenso di controparti negoziali, di potenziali investitori e di tanti potenziali clienti dei nuovi servizi previsti dal piano.
• L’ottava C è già in casa e si chiama Ivan …

Foto e articolo
Maurizio Quarta